𝐑𝐞𝐝𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 𝐂𝐢𝐧𝐳𝐢𝐚 𝐁𝐞𝐫𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐛𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧’𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐨𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 4′)
𝐋’𝐢𝐧𝐟𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚 𝐞 𝐥’𝐚𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐠𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐝𝐞𝐥𝐞𝐛𝐢𝐥𝐢. Molti sono legati al cibo, ai sapori buoni di una volta, a qualcosa che si teme di aver perso perché col passare del tempo le ricette cambiano, come le generazioni e il gusto, e gli ingredienti oggi si trovano al supermercato mentre genitori e nonni la spesa la facevano dal contadino o dal negozio all’angolo. Quei sapori erano davvero diversi o riflettevano solo le sensazioni di un bambino affidate all’ingannevole custodia della memoria? Chissà. 𝐂𝐢𝐧𝐳𝐢𝐚 𝐁𝐞𝐫𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐢, giornalista, collaboratrice del quotidiano “la Nuova Ferrara”, e scrittrice, difficilmente concorderà con la seconda ipotesi, cioè che tutta quella bontà sia solamente frutto di un ricordo distorto: nelle prime righe del libro “𝐈 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐢 𝟓𝟎 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐄𝐬𝐭𝐞 𝐁𝐚𝐫” cita infatti il «profumo» della pagnotta P.F.M. (prosciutto, funghi, mozzarella) che quando aveva 16 anni e anche dopo – ricorda con piacere – aspettava con impazienza mentre «Natale la teneva in equilibrio sulla pala fino ad adagiarla nel piatto».
𝐋𝐀𝐒𝐂𝐈𝐀𝐑𝐄 𝐈𝐋 𝐒𝐄𝐆𝐍𝐎
𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞’ 𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐑𝐚𝐢𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞, 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐅𝐚𝐧𝐜𝐞𝐥𝐥𝐨 e ad una famiglia allargata che oggi riunisce anche tre figli (e i nipotini), ha sfornato a 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚 per mezzo secolo le pizze che, portata dopo portata, hanno reso l’𝐄𝐬𝐭𝐞 𝐁𝐚𝐫 uno dei punti di riferimento della ristorazione locale. La 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐑𝐚𝐢𝐭𝐢 ha voluto pensarci un po’ prima di aprire lo scrigno dei ricordi con Cinzia Berveglieri, poi ha prevalso – come ha spiegato lo stesso Natale durante la conferenza di presentazione del libro – la volontà «di lasciare un segno». Rigorosamente collettivo, come evidenzia la bella immagine scattata dal fotografo 𝐏𝐢𝐞𝐫𝐥𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐁𝐞𝐧𝐢𝐧𝐢 che compare sulla copertina del libro (reperibile sulla piattaforma Youcanprint e su altre piattaforme on line). Mani che si affollano e che si cercano, appartenenti a generazioni diverse, l’emblema di una famiglia unita e di una tradizione che si rafforza.
𝐈𝐋 𝐒𝐎𝐋𝐃𝐀𝐓𝐎 𝐈𝐍𝐍𝐀𝐌𝐎𝐑𝐀𝐓𝐎
𝐍𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐑𝐚𝐢𝐭𝐢 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐨𝐥𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐝 (le origini siciliane, di lui, e sarde della moglie) e il nord, dove è iniziata la storia raccontata nel libro e dove nel 1975 l’Este Bar è diventato patrimonio di famiglia. Una sorta di vocazione, quella di Natale, emersa mentre il giovane di allora prestava a Ferrara il servizio militare e frequentava con i commilitoni 𝐥𝐚 𝐩𝐢𝐳𝐳𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫 𝐌𝐨𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 che prima lo incoraggiò a fare il mestiere e poi gli cedette la pizzeria. Cosa è diventato l’Este Bar 50 anni dopo l’ha riassunto in una battuta il giornalista 𝐆𝐢𝐚𝐧 𝐏𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐙𝐞𝐫𝐛𝐢𝐧𝐢, che ha moderato l’incontro: «Con gli amici, se dobbiamo ritrovarci in via Scienze, dove è presente anche un’istituzione come la Biblioteca Ariostea, spesso ci diamo appuntamento “davanti all’Este Bar” ». 𝐂𝐢𝐧𝐳𝐢𝐚 𝐁𝐞𝐫𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐢 ha incontrato tutti i componenti della famiglia e ha parlato con loro «uno per uno. Non è affatto come quella del Mulino Bianco, è molto più interessante, colorata, colorita e caotica».

𝐒𝐄𝐌𝐈𝐍𝐀𝐑𝐄 𝐂𝐎𝐍 𝐏𝐀𝐙𝐈𝐄𝐍𝐙𝐀
𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚𝐫𝐠𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐜𝐥𝐞𝐨 𝐨𝐫𝐢𝐠𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨: negli anni sono arrivati 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐢𝐚, 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐞 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨, che – in qualche caso con iniziali titubanze superate col tempo – oggi lavorano con i genitori. Francesco, il figlio più giovane, ha collaborato molto generosamente con la scrittrice fornendo «una quantità di materiale che potremmo inserire in un successivo aggiornamento», ha annunciato 𝐂𝐢𝐧𝐳𝐢𝐚 𝐁𝐞𝐫𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐢. Natale, dopo aver puntato lo sguardo indietro, è tornato al presente: «Siamo partiti da zero e abbiamo fatto tutto insieme, lavorando, aiutandoci a vicenda. Oggi i 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 troppo spesso vogliono tutto subito, bello e pronto. Ma è importante che capiscano che prima occorre seminare».
𝐈 𝐕𝐀𝐋𝐎𝐑𝐈 𝐄 𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐈𝐙𝐈𝐄
𝐈𝐥 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨 𝐞’ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐩𝐢𝐬𝐨𝐝𝐢, aneddoti, racconti personali e ricordi collettivi, che hanno coinvolto tutti i componenti della famiglia, in qualche caso anche drammatici oppure allegri, dal primo incontro tra 𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐀𝐧𝐧𝐚 al matrimonio, ai figli, alla salute, ai nuovi ingressi nel locale e nel nucleo degli affetti, compreso l’intervento provvidenziale nel giorno dell’incendio che danneggiò il portone di ingresso della 𝐁𝐢𝐛𝐥𝐢𝐨𝐭𝐞𝐜𝐚 𝐀𝐫𝐢𝐨𝐬𝐭𝐞𝐚, nel 2016, quando fu proprio uno dei camerieri della pizzeria a usare l’estintore che limitò gli effetti dell’atto vandalico. Non manca qualche cenno gastronomico alle specialità del locale, come la mattonella e la pagnotta P.F.M.. L’incontro è stato ospitato dalla sede Avis. 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐚 𝐆𝐚𝐫𝐮𝐭𝐢, la tesoriera, che era presente assieme al vicepresidente della sezione comunale, 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐓𝐢𝐞𝐠𝐡𝐢, ha sottolineato «l’importanza dei valori trasmessi dal libro». (𝐠𝐢.𝐜𝐚.)
* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

Rispondi