𝐋𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐞 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚𝐭𝐞. 𝐄𝐝 𝐞’ 𝐮𝐧 𝐯𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐦𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐞 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝐭𝐫𝐚 𝐚𝐧𝐞𝐝𝐝𝐨𝐭𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢 𝐞 𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐢 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐚𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐩𝐨𝐥𝐮𝐨𝐠𝐨 𝐞𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 3′)
𝐌𝐚𝐮𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐁𝐢𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐢, 𝐢𝐧𝐠𝐞𝐠𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐨𝐧𝐨 e 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚𝐥𝐞, tra i fondatori dello 𝐒𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐅𝐨𝐧𝐨𝐩𝐫𝐢𝐧𝐭 di 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚, racconta in un’intervista che un giorno aprì la porta e si trovò di fronte «questo ragazzo magrissimo, capelli lunghi e occhi azzurri, che mi chiede: “Ma questo è uno 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞? Perché noi dovremmo fare un disco». Era 𝐕𝐚𝐬𝐜𝐨 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐢, che poi allacciò un lungo rapporto con lo studio dove registrò “Bollicine” e dove é stato masterizzato il video del suo concerto live a 𝐌𝐨𝐝𝐞𝐧𝐚 𝐏𝐚𝐫𝐤 (2017).
𝐔𝐍𝐀 𝐋𝐈𝐒𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐌𝐈𝐓𝐈
𝐈𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 sala di registrazione, progettata e allestita dagli esperti di 𝐀𝐜𝐨𝐮𝐬𝐭𝐢𝐜𝐬 𝐃𝐞𝐬𝐢𝐠𝐧 𝐆𝐫𝐨𝐮𝐩 (ADG Group), azienda leader del settore con sede a 𝐋𝐨𝐧𝐝𝐫𝐚, hanno suonato e cantato star della musica italiana come 𝐙𝐮𝐜𝐜𝐡𝐞𝐫𝐨 (che qui ha registrato Blue’s, 1987), 𝐋𝐮𝐜𝐢𝐨 𝐃𝐚𝐥𝐥𝐚 (che vi incise “Caruso”, nel 1986, e poi divenne socio di Fonoprint), 𝐠𝐥𝐢 𝐒𝐭𝐚𝐝𝐢𝐨, 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐁𝐚𝐭𝐭𝐢𝐚𝐭𝐨, 𝐑𝐨𝐧, 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐌𝐨𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢, 𝐋𝐮𝐜𝐚 𝐂𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢, 𝐄𝐧𝐳𝐨 𝐈𝐚𝐧𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢, 𝐅𝐢𝐨𝐫𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐚𝐧𝐧𝐨𝐢𝐚, 𝐌𝐚𝐭𝐢𝐚 𝐁𝐚𝐳𝐚𝐫 (Melanchólia, con la hit “Ti sento”, 1985), 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐆𝐮𝐜𝐜𝐢𝐧𝐢, 𝐄𝐫𝐨𝐬 𝐑𝐚𝐦𝐚𝐳𝐳𝐨𝐭𝐭𝐢, 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐌𝐢𝐧𝐠𝐚𝐫𝐝𝐢, 𝐑𝐨𝐧, 𝐏𝐢𝐧𝐨 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐞, 𝐌𝐢𝐠𝐮𝐞𝐥 𝐁𝐨𝐬𝐞’, 𝐒𝐜𝐢𝐚𝐥𝐩𝐢 e tanti altri. Poi sono arrivati anche gli stranieri, come 𝐒𝐭𝐢𝐧𝐠 (che comprava la pizza in un negozio vicino per godersela tra una pausa e l’altra, raccontano i testimoni dell’epoca) e 𝐁𝐫𝐮𝐜𝐞 𝐒𝐩𝐫𝐢𝐧𝐠𝐬𝐭𝐞𝐞𝐧.

𝐏𝐚𝐨𝐥𝐚 𝐂𝐞𝐯𝐞𝐧𝐢𝐧𝐢, ex socia dello studio (prima dell’ingresso dell’attuale proprietario, 𝐋𝐞𝐨𝐧𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐂𝐚𝐯𝐚𝐥𝐥𝐢, imprenditore del ramo design di lusso con la passione per la musica) oggi “guida” le 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐞 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐞 che illustrano agli amanti delle sette note e della vita e della cultura di Bologna l’attività storica e anche il presente di Fonoprint. Tra le emanazioni della societá, infatti, c’é anche una 𝐀𝐜𝐚𝐝𝐞𝐦𝐲 che forma figure professionali, come gli 𝐢𝐧𝐠𝐞𝐠𝐧𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐨𝐧𝐨, e coltiva nuovi 𝐭𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚𝐥𝐢.
𝐌𝐈𝐗𝐄𝐑 𝐄 𝐒𝐀𝐋𝐀 𝐃𝐈 𝐑𝐄𝐆𝐈𝐒𝐓𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄
𝐂𝐞𝐯𝐞𝐧𝐢𝐧𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 nel percorso del 𝐌𝐮𝐬𝐞𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐨𝐧𝐨 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐞, che dura circa un’ora e mezza, scandendo i momenti più significativi e descrivendo i personaggi più noti e iconici che hanno frequentato la struttura: cita 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 e 𝐚𝐧𝐞𝐝𝐝𝐨𝐭𝐢 di cui é stata diretta testimone. Intanto si passa da una stanza all’altra per giungere nella 𝐬𝐚𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐱𝐞𝐫 (il banco, analogico a 56 canali fu acquistato negli anni ’90 per mezzo miliardo di lire), acusticamente isolata, e nella vicina 𝐬𝐚𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, riverberante, dove si suona.


L’installazione alle pareti sulla Guerra fredda e il lampadario “Ipe Cavalli Brunilde”
𝐍𝐞𝐥 𝟏𝟗𝟕𝟔 𝐅𝐨𝐧𝐨𝐩𝐫𝐢𝐧𝐭 iniziò l’attività in via Schiavonia, successivamente si trasferì in via Coltelli. Oggi ha sede in via Bocca di lupo, 6. Durante la visita si possono ascoltare alcuni brani musicali (𝐃𝐚𝐥𝐥𝐚, 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐞, 𝐌𝐨𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢, 𝐋𝐮𝐧𝐚𝐩𝐨𝐩); la musica viene diffusa da monitor ad altissima fedeltà installati nella sala mixer. In uno spazio interrato ha trovato posto un’installazione sulle pareti, creata da un giornalista bolognese, che ricorda la Guerra fredda e la storia del 𝐌𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐁𝐞𝐫𝐥𝐢𝐧𝐨. Questa parte dello stabile attualmente é occupata da un salottino.
𝐋𝐀 𝐆𝐑𝐀𝐍𝐃𝐄 𝐅𝐀𝐌𝐀 𝐂𝐎𝐍 “𝐁𝐎𝐋𝐋𝐈𝐂𝐈𝐍𝐄”
𝐀𝐭𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐫𝐞𝐧𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚𝐭𝐚 attività dello studio, un marchio che nei decenni scorsi ha acquisito uno 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐝 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, ruotava il lavoro di musicisti e produttori popolarissimi, come 𝐌𝐚𝐮𝐫𝐨 𝐌𝐚𝐥𝐚𝐯𝐚𝐬𝐢 (genere disco music e italo disco, con artisti come 𝐃𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐒𝐮𝐦𝐦𝐞𝐫 e i 𝐂𝐡𝐚𝐧𝐠𝐞), 𝐃𝐚𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢, che gestiva il 𝐖𝐡𝐢𝐭𝐞 𝐒𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐑𝐞𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐠 a 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚, e 𝐂𝐞𝐥𝐬𝐨 𝐕𝐚𝐥𝐥𝐢, diplomato al Conservatorio di Bologna e poi arrangiatore per nomi come 𝐑𝐚𝐟, 𝐌𝐚𝐭𝐢𝐚 𝐁𝐚𝐳𝐚𝐫, 𝐅𝐢𝐨𝐫𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐚𝐧𝐧𝐨𝐢𝐚, 𝐕𝐚𝐬𝐜𝐨 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐢. Nel periodo di massimo fulgore, racconta Paola Cevenini, gli artisti andavano a 𝐍𝐞𝐰 𝐘𝐨𝐫𝐤 per registrare le voci e poi mixavano i suoni in studio a 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚. Il decollo definitivo coincise, nel 1983, con l’uscita dell’album “𝐁𝐨𝐥𝐥𝐢𝐜𝐢𝐧𝐞”.
La visita vale assolutamente l’ora e mezza del percorso e i 18 euro del biglietto.
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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