𝐒𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚

𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚

Strage 2 agosto/Paolo Bolognesi e i legami dei terroristi “neri” con la politica italiana: «Ecco i nomi, sono radici che non gelano»

𝐋𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐌𝐬𝐢 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐬𝐚𝐧𝐠𝐮𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐢𝐦𝐛𝐚𝐫𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨. 𝐈𝐥 𝐝𝐮𝐫𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞

𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝟐 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟏𝟗𝟖𝟎, a 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚, 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐞𝐬𝐢, ha affrontato nell’intervento pronunciato durante la manifestazione ufficiale di ieri anche lo 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 avuto da 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐠𝐠𝐢 che sono stati legati al 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 (Msi) di 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐠𝐢𝐨 𝐀𝐥𝐦𝐢𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 e di 𝐏𝐢𝐧𝐨 𝐑𝐚𝐮𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐬𝐚𝐧𝐠𝐮𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 “𝐭𝐫𝐚𝐦𝐞 𝐧𝐞𝐫𝐞”. 𝐒𝐜𝐨𝐦𝐨𝐝𝐨 perché, in una data che dovrebbe unire tutto il Paese 𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚’, quel passaggio é ancora fonte di 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐩𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐢𝐦𝐛𝐚𝐫𝐚𝐳𝐳𝐢 in una parte del mondo politico che oggi ha la responsabilità di guidare il 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 (𝐪𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚).   

𝐃𝐢 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢 𝐟𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐢 “𝐧𝐞𝐫𝐢” 𝐞 𝐌𝐬𝐢

«𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝟐 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟏𝟗𝟖𝟎, 𝐠𝐢𝐚’ 𝐢𝐝𝐞𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐟𝐞𝐛𝐛𝐫𝐚𝐢𝐨 𝟏𝟗𝟕𝟗, fu concepita e finanziata dai vertici della 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐨𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐏𝟐, protetta dai 𝐯𝐞𝐫𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 𝐒𝐞𝐠𝐫𝐞𝐭𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 iscritti alla stessa loggia P2 , eseguita da 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐢 (…). 𝐃𝐢 𝐫𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐚𝐭 tra due attuali esponenti della maggioranza parlamentare, l’𝐎𝐧𝐨𝐫𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞 𝐅𝐫𝐚𝐬𝐬𝐢𝐧𝐞𝐭𝐭𝐢 e il 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐋𝐨𝐥𝐥𝐨𝐛𝐫𝐢𝐠𝐢𝐝𝐚, in cui riferendosi al processo relativo al 2 agosto, parlano di “𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐚” e il ministro Lollobrigida invita a tenere un basso profilo sulla strage alla stazione, cosicché una volta al 𝐆𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 avrebbero potuto provvedere a diffondere la “𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚’ 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐕 𝐦𝐚𝐢𝐮𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚” (…). (𝐐𝐮𝐢 𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐚𝐭 𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐥𝐚𝟕).

𝐒𝐚𝐩𝐩𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐦𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐨𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚, perché il partito dei nemici della verità è trasversale, così come era 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐥𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐨𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐏𝟐. È però un fatto che tutti gli 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨, partito costituito nel 1946 da esponenti della 𝐑𝐄𝐏𝐔𝐁𝐁𝐋𝐈𝐂𝐀 𝐒𝐎𝐂𝐈𝐀𝐋𝐄 𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍𝐀 (allora in gran parte latitanti perché ricercati dalla nuova giustizia della Repubblica democratica), CHE FINO ALL’ULTIMO 𝐀𝐕𝐄𝐕𝐀𝐍𝐎 𝐂𝐎𝐌𝐁𝐀𝐓𝐓𝐔𝐓𝐎 𝐂𝐎𝐍 𝐈 𝐓𝐄𝐃𝐄𝐒𝐂𝐇𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐏𝐀𝐑𝐓𝐈𝐆𝐈𝐀𝐍𝐈, PARTITO CHE SI COLLOCAVA APERTAMENTE 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐋𝐀 𝐍𝐀𝐒𝐂𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐈𝐓𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 NATA NEL 1947 ISPIRATA DALLA LOTTA DI LIBERAZIONE.

𝐀𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐚𝐬𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐒𝐈 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐞𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐯𝐢 𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞:

– 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐁𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐢 ha affermato in aula a Bologna, senza mai essere smentito, che dal 1972 era “infiltrato in Avanguardia Nazionale per conto di Almirante”.

– Insieme a lui le carte del processo hanno individuato 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐓𝐞𝐝𝐞𝐬𝐜𝐡𝐢, 𝐬𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐒𝐈, come uno dei depistatori/mandanti dell’eccidio alla stazione.

 – 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐠𝐠𝐢, esponente di Ordine Nuovo, rientrò nel 1969 nel MSI seguendo il suo capo 𝐏𝐢𝐧𝐨 𝐑𝐚𝐮𝐭𝐢. Fu membro del Comitato centrale del partito e candidato al parlamento nelle elezioni del 1972. È stato condannato in via definitiva per la strage di Brescia del 28 maggio 1974.

 – Anche 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐒𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐞𝐥𝐥𝐢 seguì Rauti e tornò nel MSI nel Comitato Centrale. Vi rimase fino al 1976. È stato condannato per Associazione sovversiva e banda armata. Suo nipote, omonimo del nonno, è stato il capo ufficio-stampa del ministro 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐋𝐨𝐥𝐥𝐨𝐛𝐫𝐢𝐠𝐢𝐝𝐚, incarico da cui si è dimesso dopo il caso delle telefonate con 𝐅𝐚𝐛𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐏𝐢𝐬𝐜𝐢𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢 (ultras e narcotrafficante ucciso il 7 agosto 2019) insieme al quale si produceva in insulti antisemiti e in esaltazioni di 𝐅𝐢𝐨𝐫𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 e 𝐂𝐢𝐚𝐯𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐢 (due degli esecutori condannati per la strage, ndr)

– 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐂𝐢𝐜𝐮𝐭𝐭𝐢𝐧𝐢 era il segretario della sezione del MSI di Manzano in Friuli al momento della partecipazione alla 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞 𝐝𝐢 𝐏𝐞𝐭𝐞𝐚𝐧𝐨 che uccise tre carabinieri. Cicuttini li aveva attirati sul luogo dell’attentato con una telefonata alla locale caserma. Il MSI, lo mostrano le carte dell’inchiesta del 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐂𝐚𝐬𝐬𝐨𝐧, raccolse 32.000 dollari per farlo operare alle corde vocali nel timore che venisse identificato dalla voce registrata dai militari.

– Dal MSI provenivano figure chiave della stagione eversiva come 𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐨 𝐃𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐂𝐡𝐢𝐚𝐢𝐞 (fondatore di 𝐀𝐯𝐚𝐧𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞), oppure come 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐅𝐫𝐞𝐝𝐚, il riconosciuto capo del gruppo ordinovista veneto responsabile della strage di 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐅𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐚 del 12 dicembre 1969.

– 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐃𝐢𝐦𝐢𝐭𝐫𝐢 fu dirigente di Avanguardia Nazionale e Terza Posizione (TP). Responsabile di un deposito di armi a Roma condiviso con i 𝐍𝐀𝐑 di 𝐅𝐢𝐨𝐫𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 e 𝐌𝐚𝐦𝐛𝐫𝐨. Fu condannato per banda armata. Divenne, negli anni 2000, consulente del Ministro per l’agricoltura 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐀𝐥𝐞𝐦𝐚𝐧𝐧𝐨.

– E infine: cosa dire del fatto che nel gennaio 2007, l’allora senatore 𝐈𝐠𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐋𝐚 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐚 (oggi presidente del Senato) presenziò ai funerali del terrorista 𝐍𝐢𝐜𝐨 𝐀𝐳𝐳𝐢 che il 7 aprile 1973 tentò una strage sul treno Torino-Roma e fornì le bombe a mano che cinque giorni dopo due missini usarono per uccidere il poliziotto Antonio Marino durante un corteo del MSI a Milano. 𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐥𝐞 “𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐠𝐞𝐥𝐚𝐧𝐨”. E con queste ci si deve fare i conti. E allora la 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 “𝐕” 𝐦𝐚𝐢𝐮𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚 di cui parla il 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐋𝐨𝐥𝐥𝐨𝐛𝐫𝐢𝐠𝐢𝐝𝐚 sembra assomigliare a una mistificazione più che alla realtà, a una menzogna più che alla verità.

E alla 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨, che ci ha 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐫𝐥𝐚 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐚 𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢, nel ricordare 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐜𝐮𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞, come quello da cui provengono gli 𝐞𝐬𝐞𝐜𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐢, vogliamo dire che una cosa è 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐈𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, un altra cosa è l’accettazione di 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚, cosa che non siamo in alcun modo disposti a far passare. Perché, Presidente Meloni, 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞 𝐝𝐢 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐧𝐚𝐫𝐧𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐯𝐞𝐥𝐞𝐧𝐨𝐬𝐚, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐝 𝐚𝐧𝐧𝐚𝐟𝐟𝐢𝐚𝐫𝐧𝐞 𝐥𝐞 𝐫𝐚𝐝𝐢𝐜𝐢».

(𝐿𝑎 𝑓𝑜𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑒𝑣𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐴𝑠𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑣𝑖𝑡𝑡𝑖𝑚𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑔𝑒 𝑑𝑖 𝐵𝑜𝑙𝑜𝑔𝑛𝑎)

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