𝐀𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐢 𝟐𝟎𝟎𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐛𝐞𝐧 𝐫𝐞𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐥 𝐒𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐨𝐫𝐚𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝟏𝟖 𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢
𝐈𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨: il link qui
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (by Gemini’s translator):
(tempo di lettura: 3′)
𝐈 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞, come sono definiti nei documenti tecnici, sono la propaggine del 𝐒𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 più vicina ai cittadini. O almeno così dovrebbe essere. In realtà negli ultimi anni le cose sono cambiate per diversi motivi e non sempre questa teorica vicinanza rispecchia un valore concreto. In molti casi oggi la distanza si avverte e, per motivi anche generali, tra cui le difficoltà di reperimento del 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 e di collocamento in servizio in alcune 𝐳𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨, il rapporto si complica. Molti pazienti finiscono quindi per rivolgersi al 𝐩𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐜𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 o allo 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚, privato o in libera professione perché il medico di famiglia è disponibile per poche ore, perché non lavora nei prefestivi e perché il servizio non è coperto nella zona in cui abitano. Le 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨, la costituzione dei 𝐂𝐚𝐮 (gli ambulatori per i codici lievi creati per alleggerire la pressione sui pronto soccorso) e la nascita annunciata delle nuove 𝐀𝐠𝐠𝐫𝐞𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢 (complessi multiservizio che serviranno bacini di utenza) stanno cambiando a fondo, ma in modo poco lineare, la struttura del sistema.
𝐐𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐬𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚: https://lc.cx/y8VU4H
𝐔𝐍𝐀 𝐑𝐈𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀 𝐀 𝐌𝐄𝐓𝐀’
𝐍𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐭𝐞𝐠𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐡𝐚 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐥𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚 sufficienti a creare una sorta di 𝐥𝐨𝐛𝐛𝐲 che ha impedito di assoggettarla al 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 con le Asl (i medici di famiglia sono legati al Servizio sanitario nazionale tramite convenzione). La riforma entrata recentemente in vigore ha imposto l’inserimento negli 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞 – fissando un orario minimo di servizio entro il quale i medici di medicina generale devono effettuare prestazioni anche esterne al proprio ambulatorio, ad esempio nei Cau – solo del personale entrato in attività a partire dal 2025 ma può aderire volontariamente anche chi era in attività fino all’anno passato. Tutti i medici di famiglia prestano servizio in convenzione con un compenso base; ogni 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐩𝐩𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 (come la vaccinazione) viene ben retribuito grazie alla firma di accordi sindacali con 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢 che si possono sommare.
𝐒𝐓𝐈𝐏𝐄𝐍𝐃𝐈 𝐃’𝐎𝐑𝐎
𝐂𝐡𝐢 𝐡𝐚 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐢 (𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝟏𝟖𝟎𝟎) e aderisce ad 𝐮𝐧 𝐛𝐮𝐨𝐧 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 supplementari può far salire lo 𝐬𝐭𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐢𝐨 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝟐𝟕𝟎-𝟐𝟖𝟎𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨, una somma che altri colleghi, come molti medici ospedalieri, non raggiungono quasi mai anche svolgendo un’attività supplementare in libera professione. I medici di base, inoltre, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐚 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐞𝐦𝐨𝐥𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, per cui questi dati restano di fatto invisibili. E’ certo però che in alcuni casi, seppur limitati, le retribuzioni raggiungono picchi superiori ai 250mila euro con servizi in convenzione che non superano le 𝟏𝟖 𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚.
𝐏𝐈𝐔’ 𝐑𝐈𝐂𝐂𝐇𝐈 𝐈𝐍 𝐂𝐎𝐍𝐕𝐄𝐍𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄
𝐈𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟑 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐬𝐞 percepiva dall’Asl 𝐜𝐢𝐟𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐢 𝐚𝐢 𝟐𝟓𝟎𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐥’𝐚𝐧𝐧𝐨. E diverse decine di colleghi si collocavano appena sotto, 𝐟𝐫𝐚 𝐢 𝟐𝟎𝟎𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞 𝐢 𝟐𝟓𝟎𝐦𝐢𝐥𝐚, molti con orari di servizio ridotti all’osso. Un motivo che potrebbe spiegare, anche se solo in parte, perché la categoria ha sempre opposto una strenua resistenza all’ipotesi di entrare nel Servizio sanitario nazionale con il 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚.
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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