𝐎𝐫𝐦𝐚𝐢 𝐥𝐞 𝐠𝐚𝐟𝐟𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐢𝐮̀’. 𝐌𝐚𝐧𝐜𝐚𝐯𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐚𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐚𝐩𝐚𝐥𝐞, 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧 𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐧𝐞𝐯𝐚𝐥𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐧𝐞𝐠𝐚 𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨. 𝐄 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐝 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐫𝐥𝐨, 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐬𝐢𝐚𝐬𝐢 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐜𝐜𝐡𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐫𝐢𝐬𝐜𝐚, 𝐜’𝐞̀’ 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐢, 𝐧𝐞𝐥 𝐬𝐞𝐠𝐫𝐞𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐮𝐫𝐧𝐚, 𝐥𝐨 𝐯𝐨𝐭𝐚
(tempo di lettura: 2′)
𝐈𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐋𝐨𝐥𝐥𝐨𝐛𝐫𝐢𝐠𝐢𝐝𝐚 tratta l’abito papale come fosse un comune costume di carnevale (qui il video) o la tuta che si indossa in casa nel giorno di riposo. Gli hanno detto che per tenere incollati i suoi elettori alla scheda deve ripetere ogni volta che «noi lavoriamo nell’interesse degli italiani e degli europei». E lui lo fa, come un bravo soldatino. Sul resto improvvisa con risultati assolutamente discutibili. D’altronde è vero che le sue esternazioni (𝐥’𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥’𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥, i 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐢 che mangiano meglio dei ricchi, la 𝐬𝐢𝐜𝐜𝐢𝐭𝐚̀’ che per fortuna è confinata al Sud, la 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐭𝐧𝐢𝐜𝐚 degli italiani e via andare senza toccare mai il fondo), compreso 𝐥’𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐭𝐫𝐞𝐧𝐨 accampando come giustificazione le sue esigenze personali, hanno più volte confermato che l’𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚 e la 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 possono non avere confini.
𝐒𝐭𝐮𝐩𝐢𝐫𝐬𝐢 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐞̀’ 𝐟𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐩𝐫𝐞𝐜𝐚𝐭𝐚. Ma un lamento forse è ammesso. «Noi non pensiamo niente…». Così inizia l’ultimo risibile commento del 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐠𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐨𝐯𝐫𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚̀’ 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞, che mette sullo stesso piano, mostrando la stessa espressione seria e concentrata con cui annuncerebbe la sconfitta della fame nel mondo, «𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 degli altri rappresentanti dei popoli scelti per governare le loro nazioni, dalla 𝐂𝐢𝐧𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐈𝐧𝐝𝐢𝐚, 𝐚𝐥𝐥’𝐀𝐟𝐫𝐢𝐜𝐚» e il travestimento di un presidente bullo e spaccone che si finge investito da Dio per comparire sui social come 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐥𝐮𝐞𝐧𝐜𝐞𝐫. Il ministro avrebbe potuto bloccare la frase sul “niente” senza tema di essere smentito e mantenendo – si può intuire – tutti i suoi voti. Perché se 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐋𝐨𝐥𝐥𝐨𝐛𝐫𝐢𝐠𝐢𝐝𝐚 libera la lingua ripetendo frasi fatte (da tanti altri che l’hanno preceduto) e imbastendo una sorta di supercazzola da aggiungere ad 𝐮𝐧 𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐟𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐢𝐞 senza preoccuparsi di fare l’ennesima gaffe significa che conosce bene il suo elettorato (questo probabilmente lo ha ben chiaro in testa) e ritiene che, se il boccone arriva dal ministro della Sovranità alimentare, chi lo vota sia disposto a trangugiare qualsiasi cosa. (𝐠𝐢.𝐜𝐚.)
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