𝐇𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐮𝐦 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐬𝐬𝐨. 𝐇𝐚 𝐞𝐥𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐥’𝐚𝐛𝐮𝐬𝐨 𝐝’𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐨, 𝐬𝐢 𝐞̀’ 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 “𝐬𝐜𝐮𝐝𝐚𝐫𝐞” 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐦𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐀𝐥𝐦𝐚𝐬𝐫𝐢. 𝐎𝐫𝐚 𝐟𝐚 𝐥’𝐀𝐳𝐳𝐞𝐜𝐜𝐚𝐠𝐚𝐫𝐛𝐮𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐚𝐧𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢…𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐞 “𝐦𝐨𝐝𝐞𝐬𝐭𝐞”
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (by Gemini’s translator)*:
(tempo di lettura: 5′; la foto in evidenza generata con un programma di IA)
𝐈𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚, 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐍𝐨𝐫𝐝𝐢𝐨, è senza dubbio uno dei peggiori ministri di questo governo. Ha proferito frasi – lui ex magistrato – contro la magistratura, tra le più ingiuriose nella recente campagna referendaria del centrodestra (ha usato l’espressione «sistema para-mafioso» per stigmatizzare le correnti del Csm, parole che ha declinato come “citazione”). Ha evitato l’inchiesta sul 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐀𝐥𝐦𝐚𝐬𝐫𝐢 usando come scudo la negazione dell’autorizzazione a procedere votata dalla Camera (un istituto creato a tutela di parlamentari e ministri, ma da tempo entrato a pieno titolo fra i privilegi di cui gode la casta politica) e si è circondato di funzionari dall’eloquio e dall’operato discutibile come 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐲 𝐁𝐚𝐫𝐭𝐨𝐥𝐨𝐳𝐳𝐢, ex capo di Gabinetto del ministro, che ha definito la magistratura «plotone di esecuzione» ed è stata poi costretta alle dimissioni per volontà della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Una scelta assunta, però, solo dopo la 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐈’, sostenuto dal governo, nel referendum sulla Giustizia. Sul ruolo di Bartolozzi nel caso Almasri la magistratura ha aperto un’inchiesta che la Camera ha deciso di stoppare sollevando un conflitto di attribuzione davanti alla 𝐂𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 contro la procura di Roma, anche se l’ex capo di Gabinetto non era componente dell’esecutivo. Sulla vicenda del rilascio di Almasri (accompagnato libero in Egitto con volo di Stato) la 𝐂𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐏𝐞𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, che ha spiccato nei suoi confronti un mandato di arresto, ha deferito l’Italia chiamata ora a giustificare l’operato di Nordio, di Bartolozzi e di chi ha avuto un qualche ruolo in quelle scelte.
𝐁𝐞𝐫𝐬𝐚𝐧𝐢 𝐚 𝐋𝐚𝟕: «𝐂𝐨𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐢 𝐯𝐞𝐫𝐢 𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢»: qui il video
𝐁𝐎𝐂𝐂𝐈𝐀𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐃𝐈𝐌𝐈𝐒𝐒𝐈𝐎𝐍𝐈
𝐀𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐥𝐢𝐞𝐯𝐨 𝐚𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚, fra l’altro, anche l’altro “epurato” da Giorgia Meloni, l’ex sottosegretario 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐃𝐞𝐥𝐦𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐃𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐕𝐞𝐝𝐨𝐯𝐞, invischiato (ma non indagato) in una bruttissima storia di rapporti tutti da chiarire con 𝐌𝐚𝐮𝐫𝐨 𝐂𝐚𝐫𝐨𝐜𝐜𝐢𝐚 (quest’ultimo condannato per reati legati alle attività della criminalità organizzata) e con la figlia 𝐌𝐢𝐫𝐢𝐚𝐦 nella nota vicenda della “Bisteccheria d’Italia”. Un pasticcio “scoperto” dal governo, nella sua gravità, solo dopo la clamorosa sconfitta nella consultazione referendaria, della quale si è assunto la piena responsabilità politica proprio il ministro 𝐍𝐨𝐫𝐝𝐢𝐨, testa d’ariete del governo per il sostegno al SI’. Dichiarazioni senza effetti pratici: Nordio infatti non si è dimesso perché ha affermato che al ministero ha ancora «tanto da fare» (ma forse avavano tanto da fare anche Delmastro e Bartolozzi, eppure…).
𝐌𝐈𝐍𝐈𝐒𝐓𝐄𝐑𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐈𝐌𝐏𝐔𝐍𝐈𝐓𝐀’
𝐄’ 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐬𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 a questo ex magistrato passato alla politica. Lui tratta gli ex colleghi come personaggi raccapriccianti (ma 𝟏𝟒 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐍𝐎 al referendum hanno stroncato la sua riforma sostenendo proprio le posizioni dei magistrati), ha promosso e ottenuto la cancellazione del reato di 𝐚𝐛𝐮𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐨, ritenuto dalla dottrina giuridica reato “spia” di possibili deviazioni criminose nell’attività amministrativa. Di ciò è convinto anche il parlamento europeo che, alcune settimane fa, ha varato una 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐨𝐫𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 che raccomanda la presenza di quel reato nei sistemi normativi degli Stati membri, ma lui ha ribattuto che non si torna indietro. Nella partita (persa) sul referendum il ministro ha dato il peggio di sè, con affermazioni che hanno chiarito di volta in volta che lo scopo del progetto era proprio arrivare al “𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚” da parte del governo. L’amministrazione Trump, punto di riferimento politico assieme al movimento Maga di questa maggioranza parlamentare e del governo (con 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐢𝐧𝐢 bifronte, letteralmente stregato dal presidente russo, Vladimir Putin), ha cambiato mesi fa il nome del Dipartimento della Difesa Usa a Dipartimento della Guerra (mentre il presidente americano continua a invocare il Nobel per la pace). Anche il ministero guidato da Nordio dovrebbe essere rinominato: 𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐈𝐦𝐩𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚’ (dei politici in primis, e anche dei colletti bianchi).
𝐂𝐑𝐈𝐌𝐈𝐍𝐀𝐋𝐈 𝐌𝐀 𝐈𝐍𝐍𝐎𝐂𝐄𝐍𝐓𝐈
𝐋𝐮𝐢, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐠𝐢𝐚’ 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐭𝐨, 𝐡𝐚 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚𝐭𝐨 l’opportunità offerta dalla negazione dell’autorizzazione a procedere nel caso Almastri, ma nelle ultime ore – insoddisfatto di avere lasciato la porta aperta agli amministratori pubblici che decidono di sfruttare arbitrariamente la propria posizione di potere – ha deciso che questi ultimi non sono adeguatamente protetti contro l’inaccettabile ‘”invadenza” dei magistrati. Ed ecco la chicca sulla “𝐭𝐞𝐧𝐮𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐞”, di lieve o modesta entità, perché se quest’ultima è prevista per pochi grammi di droga, allora perché non può valere anche per le 𝐭𝐚𝐧𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢? Un vero delirio se pronunciato da un ministro della Giustizia ma per un Ministro delle Impunità (dei politici e dei colletti bianchi) sarebbe un’espressione coerente. Giovedì 23 aprile, a La 7, intervistato dalla giornalista 𝐋𝐢𝐥𝐥𝐢 𝐆𝐫𝐮𝐛𝐞𝐫, l’ex ministro 𝐏𝐢𝐞𝐫𝐥𝐮𝐢𝐠𝐢 𝐁𝐞𝐫𝐬𝐚𝐧𝐢 (Pd) ha liquidato le scelte del governo sulla “legalità” con queste parole: “Qual è il crimine giusto per non passare per criminale? – ha dichiarato citando De Andrè – La risposta viene da questo governo. Tu abusi del tuo ufficio, evadi le tasse (una ventina i condoni messi a segno dal governo Meloni, ndr), fai una mazzetta “regular”, approfitti del fatto che gli appalti sono senza gara: tu sei a posto, non sei un criminale. Passi per criminale se organizzi un rave party o se fai – siccome ti licenziano – un blocco stradale, lì passi per criminale. Sicuro”.
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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