𝐒𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚

𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚

Intelligenza artificiale/Il cervello sullo scaffale del supermercato. Pubblicità: vince il volto umano ma l’IA avanza

𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚’ 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐞 𝐡𝐚 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐧𝐞𝐮𝐫𝐨𝐦𝐚𝐫𝐤𝐞𝐭𝐢𝐧𝐠 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐭 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢. 𝐋’𝐞𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐞. 𝐒𝐚𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐢 (𝐁 𝐒𝐢𝐝𝐞 𝐋𝐚𝐛): «𝐌𝐚 𝐬𝐢 𝐚𝐩𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚’ 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞»

𝐕𝐢𝐝𝐞𝐨, 𝐚 𝐬𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 𝐢𝐧 𝐞𝐧𝐠𝐥𝐢𝐬𝐡: qui il link.

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:

(tempo di lettura: 4′)

𝐈𝐥 𝐠𝐮𝐬𝐭𝐨 𝐞’ 𝐮𝐧 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐚𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐨 𝐞 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚𝐥𝐞. Accende o riaccende sensazioni, emozioni e ricordi, contribuisce con tutti gli altri sensi a riempire di contenuti la vita. Fino a che punto, quindi, il gusto può entrare in modo efficace in una simulazione compiuta da una macchina, in particolare da uno strumento di 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, da sfruttare nel mondo della 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀? L’IA corre veloce e sta entrando prepotentemente in ogni campo dell’attività umana, compresi marketing e advertising. Uno 𝐬𝐩𝐨𝐭 che promuove il consumo di un alimento o di una bevanda è più persuasivo se viene creato utilizzando elementi e soggetti reali o se è realizzato con l’IA?.

𝐀𝐋𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐄𝐃 𝐄𝐌𝐎𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈

«𝐈 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐜𝐢 𝐝𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐥’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐀𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 abbia raggiunto livelli sorprendenti di realismo, quando ricrea l’elemento umano non riesce ancora a generare la stessa empatia di un volto reale – spiega 𝐄𝐥𝐞𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐢, fondatrice di 𝐁 𝐒𝐢𝐝𝐞 𝐋𝐚𝐛, società bolognese specializzata nel settore del neuromarketing –. La pubblicità efficace non nasce dalla perfezione visiva, ma dalla spontaneità e dalla verità delle 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐞, che il cervello riconosce come autentiche. Tuttavia, la velocità con cui la tecnologia evolve lascia intravedere la possibilità che in futuro queste differenze possano ridursi, aprendo nuove strade alla creatività e alla comunicazione». B Side Lab ha partecipato assieme a 𝟐 𝐖𝐚𝐭𝐜𝐡, società napoletana innovativa che opera nel settore dell’intrattenimento (gaming on line, eSports) ad uno studio che ha analizzato la capacità di presa sullo spettatore di spot pubblicitari del settore 𝐟𝐨𝐨𝐝&𝐛𝐞𝐯𝐞𝐫𝐚𝐠𝐞 (alimentazione) creati con elementi reali a confronto con versioni realizzate con l’Intelligenza artificiale. A proporre il tema alle due aziende è stata l’esperta di marketing Flavia Rubino.

Carlotta Perlini (a sinistra) ed Elena Sabattini

𝐍𝐄𝐔𝐑𝐎𝐍𝐈 𝐄 𝐌𝐀𝐑𝐊𝐄𝐓𝐈𝐍𝐆

𝐋𝐞 𝐝𝐮𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞, 𝐜𝐢𝐚𝐬𝐜𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨, hanno operato sia sul prodotto pubblicitario sia sull’utenza. Sono stati selezionati 𝐭𝐫𝐞 𝐬𝐩𝐨𝐭 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐆𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐚, in parte noti in parte sconosciuti in Italia, e 2Watch ne ha sviluppato versioni alternative con l’uso dell’IA. Una trentina di persone (alcune avvertite durante la prova della presenza di spot realizzati con l’IA) hanno partecipato al test di 𝐧𝐞𝐮𝐫𝐨𝐦𝐚𝐫𝐤𝐞𝐭𝐢𝐧𝐠 (B Side Lab) condotto con diverse tipologie di strumentazione, come 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨𝐞𝐧𝐜𝐞𝐟𝐚𝐥𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚, esame della 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐮𝐭𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐮𝐭𝐚𝐧𝐞𝐚 (misura la conduttività elettrica della pelle sulla base della sudorazione prodotta da una reazione emotiva) e “𝐞𝐲𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐜𝐤𝐢𝐧𝐠” (l’osservazione dei movimenti oculari).

𝐐𝐔𝐀𝐍𝐓𝐎 𝐕𝐀𝐋𝐄 𝐔𝐍 𝐕𝐎𝐋𝐓𝐎 𝐔𝐌𝐀𝐍𝐎

𝐋’𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐡𝐚 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢: chi è stato avvisato della presenza di contenuti creati con l’IA ha avuto un atteggiamento più attento e reattivo, interessato a distinguere i contenuti reali da quelli artificiali; gli autori della ricerca evidenziano che «𝐢𝐧 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐭 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢 𝐚 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞. Il cervello sembra riconoscere l’𝐚𝐮𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐢 e si lascia coinvolgere nella narrazione con maggior trasporto»; infine, le immagini che raccontano il consumo del prodotto non hanno generato particolari differenze nella reazione degli utenti, la narrazione funziona in entrambi i casi. La discriminante resta 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, che un volto reale oggi riesce ad esprimere meglio rispetto ad un’immagine generata con IA.

𝐅𝐋𝐄𝐒𝐒𝐈𝐁𝐈𝐋𝐈𝐓𝐀’ 𝐄 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐈 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐈𝐀

«𝐈 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐯𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, e quindi sull’efficacia, delle pubblicità – conferma 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐏𝐞𝐫𝐥𝐢𝐧𝐢, neuromarketing consultant di 𝐁 𝐒𝐢𝐝𝐞 𝐋𝐚𝐛, che ha curato l’analisi – Sapere di interagire con un contenuto AI porta a risposte mentali più positive e intense, mentre in assenza di avvertimento sono gli spot reali a coinvolgere maggiormente lo spettatore, complice 𝐥’𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐥’𝐞𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚 verso i protagonisti». Se umano e artificiale messi a confronto, in questo caso, lasciano un vantaggio a favore dell’umano, l’𝐞𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚’ dimostrata già oggi dagli strumenti di IA, anche nel campo della pubblicità, suggeriscono che in futuro questo gap potrebbe ulteriormente ridursi. Ne è convinto 𝐅𝐚𝐛𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐏𝐞𝐫𝐫𝐨𝐧𝐞, Ceo e fondatore di 𝟐𝐖𝐚𝐭𝐜𝐡: «L’IA ci permette di esplorare linguaggi narrativi completamente nuovi, di personalizzare i contenuti su scala impossibile prima, di testare infinite varianti 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢. Non si tratta di scegliere tra umano e artificiale, ma di 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐚𝐢 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢». (2-𝑓𝑖𝑛𝑒; la puntata precedente è stata pubblicata il 22 dicembre 2025)

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

* Si ringrazia per la gentile collaborazione Dora Carapellese

* La foto in evidenza realizzata con un programma di IA

* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by an AI platform)

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