𝐈𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢𝐩𝐥𝐨𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐫𝐝𝐚𝐟𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐛𝐚𝐫𝐜𝐨𝐧𝐢. 𝐒𝐜𝐚𝐥𝐨 𝐞 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐢𝐧 𝐚𝐞𝐫𝐞𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐞𝐬𝐩𝐮𝐥𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐀𝐥𝐛𝐚𝐧𝐢𝐚
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
𝐓𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐨𝐩𝐨𝐩𝐞𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚, secondo la premier 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢, ha conquistato nel mondo si è dissolta ieri in un attimo di lucidità planetaria, come avviene 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐧𝐝𝐞𝐫𝐬𝐞𝐧, dove il bambino urla, unico testimone sincero, che 𝐢𝐥 𝐫𝐞 𝐞’ 𝐧𝐮𝐝𝐨. Nonostante gli 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐋𝐢𝐛𝐢𝐚 per trattenere i migranti in un Paese che 𝐥𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐥𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐢 che tutelano l’integrità e la dignità dell’essere umano, nonostante la violazione degli obblighi internazionali per la consegna dei ricercati della 𝐂𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐏𝐞𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 (𝐎𝐬𝐚𝐦𝐚 𝐀𝐥𝐦𝐚𝐬𝐫𝐢, accusato di essere un torturatore, ha potuto lasciare indisturbato l’Italia, su un volo di Stato, grazie ai contestati rapporti di collaborazione tra Italia e Libia), il ministro dell’Interno 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐭𝐞𝐝𝐨𝐬𝐢, che tanto adora il 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐀𝐥𝐛𝐚𝐧𝐢𝐚 e i centri migranti off-shore, è stato trattato – lui stesso – dopo lo scalo nel Paese nordafricano come un “𝐜𝐥𝐚𝐧𝐝𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨” (qui la notizia: https://short.do/4hNWr8). Una presenza indesiderata al punto che è dovuto risalire immediatamente sull’aereo di ritorno. La delusione per la brutta figura è stata stemperata, al rientro nel Belpaese, dall’acquisizione di una delega in più: quella al 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐩𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨.
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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